mercoledì 1 luglio 2009

D&D4 - La lunga notte - Carmina VI

E’ Gnegna la prima a procedere verso la luce in fondo al tunnel, con lo scopo di verificare la presenza di trappole o altri pericoli. La gnoma silenziosamente nascosta si trova a sbucare in un’ampia stanza evidentemente inutilizzata da molti anni. L’unico altro ingresso alla stanza è crollato e non sembrano esserci pericoli in vista. La stnza è illuminata da un braciere del diametro di circa due metri, in pietra, al cui interno brilla una fredda fiamma magica. In un angolo della stanza si può notare un altare in pietra.

Il gruppo raggiunge la gnoma e vengono avviate le operazioni di recupero dell’ingresso crollato. Nel giro di un paio di giorni Gnegna, Ofrin e Yashiendi possono finalmente uscire dalla stanza per verificare la situazione.

I tre si trovano a girare per quello che sembra un piccolo edificio abbandonato da molto tempo, probabilmente un tempo era l’ultimo avamposto, ormai dimenticato, prima di raggiungere le gallerie sotterranee. L’edificio, in pietra, è uno dei tanti che affollano un’ampia valle in cui ci sono almeno una decina di templi. L’architettura delle costruzioni (e anche il clima) può essere paragonata a quella di siti come Machu Picchu o Palenque.

L’intero complesso sembra essere solo un piccolo anfratto di una immensa “bolla” d’aria sotterranea, di dimensioni incredibili e di origine chiaramente magica.

Il sito, comprendente almeno un centinaio di edifici, sfrutta una rientranza della bolla che lo protegge su tre lati, mentre il quarto si apre direttamente su quella che, a giudicare da flora e fauna, sembra una foresta tropicale. Non sembrano esserci particolari pericoli al momento e il gruppo decide di rimanere per circa una settimana per riposarsi, raccogliere le energie e rifornirsi di cibo dalla foresta.

Vengono fatte numerose discussioni riguardanti l’idea di rimanere nel complesso di rovine e ristrutturarle: dopotutto il luogo sembra più che vivibile. Alla fine, tuttavia, ad avere il sopravvento è la curiosità di seguire la visione iniziale e la voglia di capire dove essa conduce. Vengono quindi fatti nuovamente i bagagli e si inizia la traversata della foresta.

Sin dal primo giorno risulta evidente come la vegetazione, appena ci si inoltra verso l’interno, diventi subito estrememante fitta e il gruppo di testa è costretto a procedere facendosi largo con i maceti, anche per consentire l’attraversamento ai cavalli.

Il gruppo viene anche investito da una vera e propria tempesta tropicale. E’ a dir poco inquietante il modo in cui l’intera bolla sembra essere invasa da una quantità incredibile di pioggia nera.

Il tempo passa e dopo circa una settimana passata procedendo a velocità ridottissima, Gnegna, in testa al gruppo, si imbatte in quello che sembra uno stretto sentiero tracciato. Si decide di seguirlo e risulta subito evidente come il percorso sia stato creato da creature intelligenti: ad intervalli regolari è possibile trovare delle trappole artigianali piuttosto grezze.

Lungo il sentiero non sembra esserci nessuno, passano altri giorni e lentamente sembra che il camminamento inizi ad allargarsi, per aprirsi in modo definitivo in un’ampia radura al cui centro sorge una collina. I versanti in vista sono coperti di case e piccole piramidi a gradoni. Sulla cima, un’altra ziggurat, più grande di tutte le altre, domina la collina. Sembra che ci sia una qualche celebrazione.

E’ Gnegna incaricata di avanzare, nascosta, per vedere cosa sta accadendo.

Ai piedi della ziggurat sembra trovarsi l’intero villaggio: un centinaio di persone, forse anche meno. Uomini e donne hanno la pelle olivastra e i capelli scuri. Sono vestiti con semplici perizomi, fatta eccezione per il sacerdote impegnato a officiare il rito, sulla cima della ziggurat. L’uomo indossa un ampio copricapo di piume, un medaglione dorato e ha dei lacci rossi legati poco sopra i gomiti.

Gnegna ha modo di vedere come le piramidi più piccole siano letteralmente coperte di sangue. Da esse proviene un puzzo immondo e ai loro piedi si trovano decine di teste tagliate. La gnoma ha infine modo di osservare una scena raccapricciante mentre il sacerdote decapita un uomo, la vittima sacrificale di turno. Subito dopo l’intera popolazione esplode in un boato di grida, canti e festeggiamenti.

Nel frattempo il gruppo viene sorpreso da un gruppo di guardie che emergono dalla boscaglia puntando le lance. Le guardie iniziano ad emettere grida forti e stridule che, quasi immediatamente, fanno terminare i festeggiamenti alla ziggurat.

Il sacerdote, scortato da una coppia di guardie particolarmente muscolose e da un’altra decina di uomini, inizia a scendere lungo la via principale verso il gruppo, ancora accerchiato dalle guardie.

Il sacerdote parla una lingua che nessuno sembra in grado di comprendere e sembra ordinare ai suoi uomini di portare il gruppo alla ziggurat. Mentre le punte delle lance iniziano a spingere Aistod usa il proprio potere di passo fatato e si pone alle spalle del sacerdote, puntandogli nella schiana la propria arma.

lunedì 15 giugno 2009

D&D4 - La lunga notte - Carmina V

Durante la notte arriva l’assalto: un piccolo drago bianco, un’arpia e qualche coboldo. Lo scontro è cruento: i due mostri volanti fanno sentire in modo pesante la propria supremazia fisica mentre i piccoli ed emaciati coboldi, da lontano, infieriscono con le armi da tiro. Il combattimento alla fine si risolve infine con la sconfitta degli assalitori. Alla morte dei due comandanti i coboldi fuggono disordinatamente.

La caduta del drago fa crollare il terreno e si apre una fosse in quello che sembra la sala da pranzo di un’abitazione sotterranea. Purtroppo al momento c’è poco tempo per indagare: Philip è caduto di sotto e, battendo la testa, si è spezzato l’osso del collo.

Dopo aver prestato soccorso ai numerosi feriti si inizia ad esplorare quella che si rivela essere stata l’abitazione di un druido. L’uomo è morto nel proprio letto, ucciso dal crollo di una parte della propria casa, probabilmente nel cataclisma occorso quasi due anni prima.

Un’indagine più accurata rivela un passaggio segreto piuttosto vecchio che conduce in un lungo cunicolo che si dirige sotto terra. Nei giorni successivi i superstiti sono impegnati a seppellire i compagni morti, a recuperare qualsiasi oggetto che possa rivelarsi utile e a conservare le carni dei mostri.

Gnegna nel frattempo effettua un primo sopralluogo del sotterraneo, invaso dalle radici del bosco soprastante. Non appena varcata la soglia la ragazza viene invasa da una visione di una lussureggiante foresta, la stessa già vista nei sogni mesi prima. Gnegna perlustra quindi il lungo cunicolo per un’intera giornata, senza tuttavia arrivare a vederne la fine.

La carovana è concorde nel considerare la possiilità di transitare per il sotterraneo e iniziano quindi i lavori per produrre un passaggio abbastanza ampio da permettere ai carri di transitare.

Dieci giorni dopo la comitiva è pronta a ripartire, muovendosi nello stretto passaggio tagliando le radici e rinforzando le travi che lo sorreggono. Si avanza lentamente… un paio di chilometri al giorno nelle giornate più fortunate. Poche decine di metri in quelle meno proficue. Si procede quasi senza l’ausilio di illuminazione e in più di un punto l’aria è quasi irrespirabile. Ci sono molte biforcazioni, che si diramano da quello che sembra essere il sentiero principale, costantemente in leggera discesa.

Nota positiva per il fatto che in molti punti sembrano essere stati costruiti dei veri e propri condotti di aerazione. Altra nota positiva data dalla temperatura, sempre qualche grado al di sopra dello zero, molto più sopportabile di quella esterna. Infine, nota positiva per i muschi iridescenti che, proseguendo, sembrano aumentare in quantità e intensità luminosa, garantendo una costante, sebbene fioca, illuminazione.

Il viaggio procede per quasi due mesi, Almoreth stima siano stati percorsi svariati chilometri. In molti punti la carovana ha potuto osservare pitture rupestri fatte con un linguaggio iconografico… finalmente in lontananza si vede profilarsi una luce… l’uscita è vicina!

mercoledì 3 giugno 2009

D&D4 - La lunga notte - Carmina IV

La sessione si apre con un concilio tra tutti gli abitanti del villaggio per decidere il da farsi. Alcuni propongono di seguire la visione, altri invece sono contrari.

Il primo gruppo sostiene che indubbiamente una visione tanto chiara, che ha coinvolto tutti gli abitanti del villaggio, non può che arrivare da una divinità. Forse il tutto è collegato allo strano sonno che tuttora avvolge la principessa Alisha, sacerdotessa di Pelor. Il viaggio senza dubbio non sarebbe semplice e molti non ne vedrebbero la fine… tuttavia il villaggio al di sopra delle nubi, con i suoi frutteti e i suoi campi, potrebbe rappresentare una salvezza definitiva per i sopravvissuti.

Il secondo gruppo obbietta invece che con due cavalli a disposizione c’è la possibilità di ampliare concretamente la zona coltivabile o, comunque, di andare a cacciare spostandosi in zone finora non coperte. La produzione di cibo quindi, anche a prescindere da un inverno precoce come quello dell’anno precedente, dovrebbe aumentare notevolmente garantendo la sopravvivenza per la durata dell’inverno. Ogni anno, quindi, ci sarebbe un continuo miglioramento delle condizioni di vita fino ad un completo adattamento alle nuove condizioni climatiche.

La discussione si trascina fino a quando il gruppo dei pg, compatto e con l’appoggio di Almoreth, non decide di seguire la visione. A questo punto diventa più semplice anche convincere tutti gli altri e lentamente si riesce a raggiungere una posizione comune accettata, più o meno, da tutti.



Siamo all’inizio del sesto mese quando il gruppo si trova al lago per prendere l’acqua e per esaminare la situazione sulla strada. I lunghi mesi di stenti e le coltivazioni vagamente tossiche hanno severamente provato gli abitanti del villaggio che sono ora innaturalmente magri e dal colorito quasi grigiastro.

In lontananza si inizia a sentire lo scalpitare di alcuni cavalli che si avvicinano piuttosto velocemente: una decina di cavalieri dalle armature scintillanti e dal portamento fiero, sembrano venire nella direzione del gruppo. Thanatos, a differenza dei compagni, decide di attendere i cavalieri sulla strada… gli altri preferiscono nascondersi.

A guidare il gruppo è il comandante D’Avenant di Vashon, altezzoso e autoritario. Il gruppo, lentamente, esce allo scoperto, costretto dalle continue minacce del comandante. Lentamente si riesce ad instaurare un dialogo e alcuni membri del gruppo vengono inviati a prelevare Robert, Philip e Alisha. Thanatos e Aistod vengono tenuti come ostaggi e raccontano la storia del villaggio e delle visioni, facendosi nel frattempo spiegare la situazione nella capitale… trasformatasi di fatto in una dittatura militare dove tutti i cittadini sono praticamente trattati come schiavi.

All’arrivo del gruppo tornato al villaggio D’Avenant decide che le visioni degli abitanti potrebbero avere un significato e assegna al villaggio un incantatore, Gregory, oltre a obbligare Robert e Philip a rimanere. Gregory avrà l’obbligo di aiutare gli abitanti durante il viaggio e di riferire a Vashon ogni possibile scoperta importante.

Il gruppo trova abbastanza sconcertante che nessuno abbia pensato a salire oltre il livello delle nubi, che si stagliano attorno ai 1200 metri come fa notare Ofrin. In realtà, risponde Gregory, ci sono state delle spedizioni di questo tipo ma, oltre le nubi, la situazione non è migliore. Le condizioni di vita sono simili a quelle dei deserti: temperature altissime durante il giorno, gelate improvvise durante la notte. Anche i popoli che vivono sotto terra non sembrano stare meglio: terremoti ed eruzioni hanno devastato anche questi ambienti.

All’inizio del nono mese, infine, arriva il momento di abbandonare il villaggio. L’immagine è quella di una colonna formata da due carri stipati all’inverosimile trainati dai cavalli e da una ventina di persone piegate sotto zaini gonfi di ogni cosa trasportabile.

Il viaggio prosegue per circa dieci giorni, attraverso la foresta di Geleeda fino a raggiungere il fiume che la taglia a metà. Il solo attraversamento richiede un intera giornata e, alla sera, lascia stremati i viaggiatori.

Qui siamo nel centro della foresta e sembra che gli alberi siano molto più alti. Inoltre sembra che la zona abbia retto meglio alla pioggia di fuoco e alle condizioni climatiche. A breve inizierà a nevicare… meglio fermarsi un paio di giorni per riposare e ripristinare le provviste.

sabato 23 maggio 2009

D&D4 - La lunga notte - La visione

« Vi guardate attorno per accertarvi di non aver dimenticato nulla. I due carri attaccati ai cavalli sono pieni all’inverosimile, ciascuno di voi porta sulle spalle un pesante zaino, la caverna dove avete vissuto è ora completamente vuota. Vi girate e vi incamminate verso nord, è tempo di andare. »

« Camminate nel bosco e guardandovi attorno notate gli alberi. Ancora non si sono ripresi dalla pioggia di fuoco e dall’inverno gelido: la maggior parte dei tronchi sono carbonizzati e privi di vita. L’estate sta per terminare, presto la neve grigia tornerà a coprire il mondo e il gelo tornerà ad opprimervi. »

« Nella visione successiva state invece camminando in una foresta verde e lussureggiante, come non ne vedevate davvero da molto tempo. Vi sentite molto stanchi, siete sporchi e da molto tempo non consumate un pasto adeguato. Alzando lo sguardo non si vede il cielo ma solo il soffitto di quella che sembra una caverna gigantesca. Chissà da dove arriva la luce. »

« State di nuovo camminando all’aperto, in salita, nella neve alta. La barba degli uomini è bianca e un vento gelido vi sferza, carico di odio nei vostri confronti, rubandovi le poche energie che ancora vi restano. La carovana sembra essersi ridotta rispetto all’inizio e davanti a voi non vedete più i carri con i cavalli. Ma forse, dopotutto, sono solo coperti dalla tormenta di neve. »

« Ora vi trovate a muovervi in un paesaggio ammantato in una nebbia scura, quasi nera. Percepite chiaramente malvagità e rancore che vi avvolgono e tentano di portarvi alla disperazione. I suoni giungono ovattati e il gelo vi penetra fino alle ossa. La carovana è sempre meno numerosa. »

« L’ultima immagine che appare nelle vostre menti è quella di un cielo azzurro e di un sole che mai vi è parso così luminoso, che vi riscalda e vi commuove fino alle lacrime. Attorno a voi campi coltivati e, in lontananza, un castello. »

venerdì 22 maggio 2009

D&D4 - La lunga notte - Carmina III

A battaglia conclusa vengono curati i feriti e passati in rassegna i cadaveri. Tutto ciò che è vagamente riutilizzabile viene raccolto. I goblin vengono spogliati dei vestiti, pur se logori e inadeguati. Armi e altri oggetti che contengano legno o metallo vengono messi da parte per un possibile riutilizzo. Persino i cadaveri vengono congelati nella neve in una delle stanze adibita di fatto a cella frigorifera.

Il gruppo si dirige anche al villaggio dei pelleverde e, tra le capanne erette con il fango, vengono rinvenute numerose ossa di goblin. Probabilmente, stremati dalla fame, avevano iniziato a mangiarsi a vicenda. Anche al villaggio viene fatta totale razzie e qualsiasi cosa possa essere utilizzata viene portata via.

Il tempo continua a passare e la temperatura a scendere. Siamo ai primi giorni del primo anno quando Albert si addormenta di guardia svegliandosi solo parecchie ore più tardi. E’ quasi mattina e, quasi immediatamente, si nota l’assenza di John.

Le sue tracce si allontanano nella neve e non è difficile per Yashiendi seguirle. Le tracce, che dapprima denotavano un passo piuttosto rapido, iniziano a farsi più vicine e poi addirittura strascicate. John indubbiamente ad un certo punto si era reso conto, in uno dei momenti di lucidità, di essersi perduto, nell’oscurità praticamente totale della notte non era però stato in grado, probabilmente, di seguire a ritroso le proprie tracce.

Dopo circa un paio d’ore un basso ringhio allerta il gruppo e ben presto lo scontro con un gigantesco lupo diventa inevitabile. Il worg si lancia all’assalto ma la sua fine è quasi inevitabile visto il netto svantaggio numerico. Un breve attimo di felicità per aver trovato della nuova carne e una pelliccia piuttosto spesso fa da introduzione ad un momento di grande sconforto. A meno di una trentina di metri si trova il corpo di John, sbranato dal mostro.



Passa ancora qualche giorno, siamo ormai a metà del primo mese, e la temperatura continua a scendere. Di notte la temperatura esterna raggiunge anche –20°C. Gli abitanti del villaggio vivono rintanati sotto terra, ammassati all’interno di una stanza chiusa, cercando di mantenere una temperatura vivibile.

La situazione è a dir poco drammatica, l’unico conforto è il fatto che Thanatos, con i propri poteri, è in grado di cuocere la carne e di scaldare gli oggetti. Grazie a lui viene prodotta l’acqua dal ghiaccio e vengono scaldati coloro che si ammalano per il freddo.
Una mattina, uguale a tutte le altre, in direzione del lago si nota del fumo salire. Immediatamente il gruppo decide di partire e andare a vedere se ci possa essere la possibilità di ottenere nuovo cibo: allo stato attuale la comunità si sta cibando con la carne dei goblin.

Giunti in prossimità della zona si nota che il fumo è aumentato e che si sentono grida. Lungo la strada una carovana, composta da otto carri, è attaccata da alcuni uomini a cavallo. Cinque dei carri sono in fiamme, gli altri invece sembrano vuoti. Gli uomini a cavallo sono con ogni probabilità dei briganti e il gruppo decide di intervenire in soccorso della carovana.

Bastano pochi minuti per disarcionare due cavalieri e costringere alla fuga i briganti… ma la scena che segue lascia inorriditi tutti: i carovanieri si lanciano sui due uomini caduti a terra addentandoli con denti gialli e marcescenti e, letteralmente, sbranandoli vivi.

Aistod preferisce non guardare la scena e sale velocemente su uno dei carri partendo immediatamente verso il bosco. Gli altri si attardano invece a guardare questi uomini dalla carnagione olivastra, ricoperti di fango ed escrementi per mantenere il calore, consumare come bestie il proprio pasto.

Bjork si trattiene a stretto dal vomito di fronte alla scena mentre Gnegna cerca di dirigersi verso uno dei carri per copiare quanto già fatto da Aistod. Ormai però è troppo tardi e il pasto dei carovanieri è completato. Quando la gnoma si avvicina ad uno dei carri iniziano a ringhiarle contro e Gnegna sale quindi su uno dei cavalli dei briganti portandolo via.

Thanatos nel frattempo verifica che i 5 carri in fiamme sono stipati di gabbie di metallo che contenevano topi. Anche lui prende un cavallo e il gruppo si allontana definitivamente per seguire il resto della scena da maggior distanza.

Uno dei carovanieri, più grosso degli altri e dai denti limati a “V”, uccide alcuni compagni e li fa caricare, assieme ai due cadaveri dei briganti, sui carri rimanenti. Vengono anche recuperate le gabbie contenenti la carne dei topi, quindi la carovana riparte diretta verso sud.

Si torna al villaggio con un bottino fatto di legno, ferro, un carro in buone condizioni, due cavalli maschi e una cavalla femmina che non si può che definire scheletrica e ai limiti della sopravvivenza. I cavalli sono importanti perché potrebbero garantire la sopravvivenza del villaggio una volta terminato il lungo inverno. E’ tuttavia necessario nutrirli e questo significa costringere gli abitanti a mangiare unicamente carne, riservando i vegetali agli animali.

Fino a metà febbraio la temperatura continua a calare fino a raggiungere picchi massimi, per pochi giorni, vicini ai -40°C. Temperature mai viste in questa zona. Patrick nel frattempo muore assiderato durante un turno di guardia e Lycia, già pesantemente depressa da tempo, decide di togliersi la vita.

I due eventi accadono a distanza di poche ore dalla comunicazione da parte di Almoreth che la carne è terminata. I loro cadaveri, così come quello di uno dei cavalli maschi, verranno mangiati nel mese successivo.

Già da fine febbraio la temperatura ricomincia a salire in modo rapido e costante. A metà marzo siamo prossimi allo zero e si ricomincia a vedere vegetazione. Tra aprile e maggio ci sono i primi frutti sulle piante sopravvissute all’inverno.

I frutti sono tuttavia come raggrinziti, dal colore cinereo e dalla consistenza sabbiosa. Anche il sapore non è dei migliori e una parte consistente sembra provocare forti fitte all’addome, vomito e diarrea. Almoreth pensa che la neve grigia abbia, di fatto, inquinato il terreno.

E mentre la disperazione inizia a prendere il sopravvento… gli abitanti iniziano ad avere una serie di sogni e visioni collettive, che vengono raccolte ed esaminate fino a costruire quella che sembra una vera e propria storia…