E’ Gnegna la prima a procedere verso la luce in fondo al tunnel, con lo scopo di verificare la presenza di trappole o altri pericoli. La gnoma silenziosamente nascosta si trova a sbucare in un’ampia stanza evidentemente inutilizzata da molti anni. L’unico altro ingresso alla stanza è crollato e non sembrano esserci pericoli in vista. La stnza è illuminata da un braciere del diametro di circa due metri, in pietra, al cui interno brilla una fredda fiamma magica. In un angolo della stanza si può notare un altare in pietra.
Il gruppo raggiunge la gnoma e vengono avviate le operazioni di recupero dell’ingresso crollato. Nel giro di un paio di giorni Gnegna, Ofrin e Yashiendi possono finalmente uscire dalla stanza per verificare la situazione.
I tre si trovano a girare per quello che sembra un piccolo edificio abbandonato da molto tempo, probabilmente un tempo era l’ultimo avamposto, ormai dimenticato, prima di raggiungere le gallerie sotterranee. L’edificio, in pietra, è uno dei tanti che affollano un’ampia valle in cui ci sono almeno una decina di templi. L’architettura delle costruzioni (e anche il clima) può essere paragonata a quella di siti come Machu Picchu o Palenque.
L’intero complesso sembra essere solo un piccolo anfratto di una immensa “bolla” d’aria sotterranea, di dimensioni incredibili e di origine chiaramente magica.
Il sito, comprendente almeno un centinaio di edifici, sfrutta una rientranza della bolla che lo protegge su tre lati, mentre il quarto si apre direttamente su quella che, a giudicare da flora e fauna, sembra una foresta tropicale. Non sembrano esserci particolari pericoli al momento e il gruppo decide di rimanere per circa una settimana per riposarsi, raccogliere le energie e rifornirsi di cibo dalla foresta.
Vengono fatte numerose discussioni riguardanti l’idea di rimanere nel complesso di rovine e ristrutturarle: dopotutto il luogo sembra più che vivibile. Alla fine, tuttavia, ad avere il sopravvento è la curiosità di seguire la visione iniziale e la voglia di capire dove essa conduce. Vengono quindi fatti nuovamente i bagagli e si inizia la traversata della foresta.
Sin dal primo giorno risulta evidente come la vegetazione, appena ci si inoltra verso l’interno, diventi subito estrememante fitta e il gruppo di testa è costretto a procedere facendosi largo con i maceti, anche per consentire l’attraversamento ai cavalli.
Il gruppo viene anche investito da una vera e propria tempesta tropicale. E’ a dir poco inquietante il modo in cui l’intera bolla sembra essere invasa da una quantità incredibile di pioggia nera.
Il tempo passa e dopo circa una settimana passata procedendo a velocità ridottissima, Gnegna, in testa al gruppo, si imbatte in quello che sembra uno stretto sentiero tracciato. Si decide di seguirlo e risulta subito evidente come il percorso sia stato creato da creature intelligenti: ad intervalli regolari è possibile trovare delle trappole artigianali piuttosto grezze.
Lungo il sentiero non sembra esserci nessuno, passano altri giorni e lentamente sembra che il camminamento inizi ad allargarsi, per aprirsi in modo definitivo in un’ampia radura al cui centro sorge una collina. I versanti in vista sono coperti di case e piccole piramidi a gradoni. Sulla cima, un’altra ziggurat, più grande di tutte le altre, domina la collina. Sembra che ci sia una qualche celebrazione.
E’ Gnegna incaricata di avanzare, nascosta, per vedere cosa sta accadendo.
Ai piedi della ziggurat sembra trovarsi l’intero villaggio: un centinaio di persone, forse anche meno. Uomini e donne hanno la pelle olivastra e i capelli scuri. Sono vestiti con semplici perizomi, fatta eccezione per il sacerdote impegnato a officiare il rito, sulla cima della ziggurat. L’uomo indossa un ampio copricapo di piume, un medaglione dorato e ha dei lacci rossi legati poco sopra i gomiti.
Gnegna ha modo di vedere come le piramidi più piccole siano letteralmente coperte di sangue. Da esse proviene un puzzo immondo e ai loro piedi si trovano decine di teste tagliate. La gnoma ha infine modo di osservare una scena raccapricciante mentre il sacerdote decapita un uomo, la vittima sacrificale di turno. Subito dopo l’intera popolazione esplode in un boato di grida, canti e festeggiamenti.
Nel frattempo il gruppo viene sorpreso da un gruppo di guardie che emergono dalla boscaglia puntando le lance. Le guardie iniziano ad emettere grida forti e stridule che, quasi immediatamente, fanno terminare i festeggiamenti alla ziggurat.
Il sacerdote, scortato da una coppia di guardie particolarmente muscolose e da un’altra decina di uomini, inizia a scendere lungo la via principale verso il gruppo, ancora accerchiato dalle guardie.
Il sacerdote parla una lingua che nessuno sembra in grado di comprendere e sembra ordinare ai suoi uomini di portare il gruppo alla ziggurat. Mentre le punte delle lance iniziano a spingere Aistod usa il proprio potere di passo fatato e si pone alle spalle del sacerdote, puntandogli nella schiana la propria arma.
Il gruppo raggiunge la gnoma e vengono avviate le operazioni di recupero dell’ingresso crollato. Nel giro di un paio di giorni Gnegna, Ofrin e Yashiendi possono finalmente uscire dalla stanza per verificare la situazione.
I tre si trovano a girare per quello che sembra un piccolo edificio abbandonato da molto tempo, probabilmente un tempo era l’ultimo avamposto, ormai dimenticato, prima di raggiungere le gallerie sotterranee. L’edificio, in pietra, è uno dei tanti che affollano un’ampia valle in cui ci sono almeno una decina di templi. L’architettura delle costruzioni (e anche il clima) può essere paragonata a quella di siti come Machu Picchu o Palenque.
L’intero complesso sembra essere solo un piccolo anfratto di una immensa “bolla” d’aria sotterranea, di dimensioni incredibili e di origine chiaramente magica.
Il sito, comprendente almeno un centinaio di edifici, sfrutta una rientranza della bolla che lo protegge su tre lati, mentre il quarto si apre direttamente su quella che, a giudicare da flora e fauna, sembra una foresta tropicale. Non sembrano esserci particolari pericoli al momento e il gruppo decide di rimanere per circa una settimana per riposarsi, raccogliere le energie e rifornirsi di cibo dalla foresta.
Vengono fatte numerose discussioni riguardanti l’idea di rimanere nel complesso di rovine e ristrutturarle: dopotutto il luogo sembra più che vivibile. Alla fine, tuttavia, ad avere il sopravvento è la curiosità di seguire la visione iniziale e la voglia di capire dove essa conduce. Vengono quindi fatti nuovamente i bagagli e si inizia la traversata della foresta.
Sin dal primo giorno risulta evidente come la vegetazione, appena ci si inoltra verso l’interno, diventi subito estrememante fitta e il gruppo di testa è costretto a procedere facendosi largo con i maceti, anche per consentire l’attraversamento ai cavalli.
Il gruppo viene anche investito da una vera e propria tempesta tropicale. E’ a dir poco inquietante il modo in cui l’intera bolla sembra essere invasa da una quantità incredibile di pioggia nera.
Il tempo passa e dopo circa una settimana passata procedendo a velocità ridottissima, Gnegna, in testa al gruppo, si imbatte in quello che sembra uno stretto sentiero tracciato. Si decide di seguirlo e risulta subito evidente come il percorso sia stato creato da creature intelligenti: ad intervalli regolari è possibile trovare delle trappole artigianali piuttosto grezze.
Lungo il sentiero non sembra esserci nessuno, passano altri giorni e lentamente sembra che il camminamento inizi ad allargarsi, per aprirsi in modo definitivo in un’ampia radura al cui centro sorge una collina. I versanti in vista sono coperti di case e piccole piramidi a gradoni. Sulla cima, un’altra ziggurat, più grande di tutte le altre, domina la collina. Sembra che ci sia una qualche celebrazione.
E’ Gnegna incaricata di avanzare, nascosta, per vedere cosa sta accadendo.
Ai piedi della ziggurat sembra trovarsi l’intero villaggio: un centinaio di persone, forse anche meno. Uomini e donne hanno la pelle olivastra e i capelli scuri. Sono vestiti con semplici perizomi, fatta eccezione per il sacerdote impegnato a officiare il rito, sulla cima della ziggurat. L’uomo indossa un ampio copricapo di piume, un medaglione dorato e ha dei lacci rossi legati poco sopra i gomiti.
Gnegna ha modo di vedere come le piramidi più piccole siano letteralmente coperte di sangue. Da esse proviene un puzzo immondo e ai loro piedi si trovano decine di teste tagliate. La gnoma ha infine modo di osservare una scena raccapricciante mentre il sacerdote decapita un uomo, la vittima sacrificale di turno. Subito dopo l’intera popolazione esplode in un boato di grida, canti e festeggiamenti.
Nel frattempo il gruppo viene sorpreso da un gruppo di guardie che emergono dalla boscaglia puntando le lance. Le guardie iniziano ad emettere grida forti e stridule che, quasi immediatamente, fanno terminare i festeggiamenti alla ziggurat.
Il sacerdote, scortato da una coppia di guardie particolarmente muscolose e da un’altra decina di uomini, inizia a scendere lungo la via principale verso il gruppo, ancora accerchiato dalle guardie.
Il sacerdote parla una lingua che nessuno sembra in grado di comprendere e sembra ordinare ai suoi uomini di portare il gruppo alla ziggurat. Mentre le punte delle lance iniziano a spingere Aistod usa il proprio potere di passo fatato e si pone alle spalle del sacerdote, puntandogli nella schiana la propria arma.



